La Società Filodrammatica Piacentina nel 2010 festeggerà 185 anni di attività, un traguardo che fa essere il sodalizio di via San Siro l’organismo culturale più longevo di Piacenza. Una storia quasi bisecolare della “Piacentina” fondata nell’agosto 1825 dalla duchessa Maria Luigia d'Austria, una intricata matassa di fatti, aneddoti, personaggi, cronache, spesso anche oscure, hanno caratterizzato l’andamento di questi quasi due secoli di esistenza del sodalizio piacentino di via San Siro. La Filo è stata testimone indiretta dei fatti e delle risoluzioni più importanti della vita civile piacentina. Un dipinto risorgimentale di Francesco Ghittoni, custodito alla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, raffigura ad esempio l'interno del Teatro della Filodrammatica nel marzo 1848, quando si costituì, durante i moti di indipendenza, la Guardia Nazionale. A proposito, berretti del corpo militare si conservano ancora in sede. All'epoca invece i Filodrammatici si riunivano nel salone di Palazzo dei Mercanti (oggi sede del Municipio), dove attualmente si tengono i consigli comunali.
Una trasferta in provincia dei Filodrammatici all'inizio del Novecento

La nascita della Filo, definita “la valorosissima” da Luigi Pirandello, che fu ospite dei filodrammatici con Luigi Chiarelli in occasione di una rappresentazione di La maschera e il volto di quest’ultimo nel 1925, risale per la verità al 1810. La Filo nacque sulle ceneri di una compagnia di dilettanti, che era solita utilizzare il Teatro delle Saline andato purtroppo distrutto in un incendio. Si può dire che tutto inizi da via della Crosa (della Croce), 4, nel granaio all'ultimo piano del palazzo del notaio Carlo Colla dove sorse la Società del Solaio, poi spostatasi nella casa Malaspina di via Borghetto. Dopo il trasferimento dagli Arata in via San Simone ecco l’approdo del gruppo di filodrammatici, forte di oltre 200 soci, al salone del palazzo dell'ex Collegio dei Mercanti concesso appunto nel ’25 dalla duchessa Maria Luigia con la firma dello statuto nell’agosto dello stesso anno e la donazione di preziosissimi abiti goldoniani del ‘700, di cui alcuni esemplari fanno ancora bella mostra nella vetrinetta del salone della sede.
Le attrici Bianca D'Origlia e Maria Melato


Ufficialmente il teatrino si aprì a metà novembre del 1826 con una rappresentazione di Demetrio, tragedia di Saverio Bettinelli. Poi una lunga teoria di capolavori della letteratura teatrale, soprattutto italiana, con i favori destinati al repertorio di Goldoni (dal Ventaglio alla Locandiera) ma anche di Pirandello, Lopez, Niccodemi, Cenzato (autori tutti passati a Piacenza in occasione delle rappresentazioni dei loro testi) fino ai grandi stranieri tra cui Cechov, Strindberg e Ibsen.
Storica è appunto rimasta la rappresentazione, un secolo dopo, nella nuova, importante sede del Teatro dei Filodrammatici, nell'ex chiesa di Santa Franca, trasformata nel 1908 da ex caserma in un teatrino - bomboniera dalla facciata in stile liberty realizzata dall'ingegner Gazzola, de La maschera e il volto di Chiarelli, tra i più acclamati autori del periodo, presente in sala con Pirandello, «assai festeggiato». Ma sono tanti i nomi celebri o quelli ingiustamente dimenticati, che sono passati per le tavole del palcoscenico della Filo. Big del teatro italiano che hanno cominciato proprio alla Filo sotto la guida di Alfredo Bazzani Senior, grande istruttore e storico trascinatore con la sua smisurata passione per la scena (ereditata poi da Ortensia ed Alice Bazzani, nomi di spicco del sodalizio di via San Siro). Tra questi grandi del passato due su tutti: Maria Melato, che iniziò la sua prodigiosa rincorsa al successo proprio a 15 anni nella Signora delle camelie nel ruolo di Nannetta, la servetta, e Bianca D’Origlia (nome d’arte di Bianca Sbernadori), altro nome storico del teatro italiano (in ditta con Palmi), che in pratica fece da modello ad un giovane ed eccentrico artista che andava ad ammirarla nel teatrino di Borgo Spirito, a Roma, il quale, di lì a poco, sarebbe diventato uno dei grandi del teatro italiano: Carmelo Bene.
Il regista Giancarlo Maserati, al centro con gli occhiali, con gli attori de "L'eredità d' Felis" di Luigi Illica.

La storia della Filo è piena di incontri celebri: da Carlo Ludovico Bragaglia ad Alfredo Testoni, da Memo Benassi ad Annibale Betrone, e per venire a giorni più vicini, da Gassman a Foà, dalla Proclemer a Giovanni Testori, da Albertazzi alla compianta Moriconi, questi ultimi due insigniti anche dell’onorificenza di soci benemeriti.
La navicella della Filo ha navigato per quasi due secoli fra trionfi e successi in tanti festival e rassegne vincendo diverse volte alla prestigiosa vetrina amatoriale di Pesaro (nel 1949 con Piccole volpi della Hellman e nel 1960 con Il diario di Anna Frank di Goodrich e Hachett i successi più clamorosi) guidata da registi divenuti simbolo di una stagione d’oro della storia della compagnia: Nino Castellini e Angelo Croce. Ma certamente molto si deve anche a filodrammatici di grande spessore che hanno riempito le cronache dei giornali locali e nazionali. Lunga la teoria di nomi che hanno determinato i successi della Società Filodrammatica Piacentina, ma sono almeno da ricordare: Ortensia Bazzani appunto, con la nipote Alice, Ettore Morbelli, Dina Mauri, reginetta delle operette messe in scena da un altro grande, Giulio Lommi. E poi: Angelo Biavati, Lina Baderna, Mario Calzolari, Pina Durelli, Gianna Glori, Piero Chiapponi, Aldo Rossi, Luigi Poggi, Carla Tamagni, Otello e Tosca Rota. E poi ancora, per venire a giorni più vicini: Franco Fiocchi, Luciano Ambrogi, Miriam Bellini, Giuliano Cetti, Cecco Boni, Anna Zampella, Nice Fariselli, Pino Spiaggi, Francesca Chiapponi, Elsa Castellini, Renata e Antonietta Dallera, Bruno Alicanti e Mario Peretti. Insomma nomi e volti che, passando attraverso il teatro in lingua italiana o la grande tradizione del teatro dialettale di Valente Faustini e, soprattutto di Egidio Carella, che scrisse per la Filo il suo teatro, hanno dato lustro alla “Piacentina” proponendo una scuola di raffinato artigianato recitativo riconosciuto persino da grandi nomi della critica italiana come Ruggiero Jacobbi.
Una rappresentazione storica di "Oh, che bela ratassada!" di Egidio Carella

Oggi la Filo ha maturato un crescente interesse attorno ai temi della didattica teatrale e la proposizione di un teatro d’arte e di ricerca ha trovato grande slancio con l’arrivo alla presidenza del sodalizio di Davide Cetti nei primi anni ’90 coadiuvato nella direzione artistica da Enrico Marcotti. Si è trattato di un significativo passo avanti verso una miglior qualità, sia nell’approccio ai metodi di studio (chiamando insegnanti come i registi e attori Lorenzo Loris, Giovanna Bozzolo, Antonio Zanoletti, Carmelo Rifici, Nicole Kehrberger, Leo Muscato, Massimiliano Civica, Luciano Colavero, Marco Martinelli e Humberto Brevilheri) sia nella realizzazione degli spettacoli, spesso con operazioni coraggiose: basti citare il Ventaglio goldoniano proposto nell’ex Centrale Enel di Piacenza che è valso al regista Stefano Tomassini il Premio della Critica Teatrale 2002 e lo Shakespeare’s Situations allestito con la regia di Laura Pasetti e che ha visto in scena insieme, nella stagione di prosa comunale piacentina 2008/2009, gli attori della Filo con quelli del Charioteer Theatre di Forres, in Scozia.
Uomini, azioni, spettacoli, dunque che testimoniano la vitalità della Filo, ancor oggi punto di riferimento della vita culturale piacentina, e custode di tradizioni teatrali che hanno resistito nel tempo. Ma per saperne di più, per entrare dentro la storia della gloriosa Filo, che oggi ha fatto della sua sala prove, la Sala delle Muse, luogo deputato anche ai suoi spettacoli, si può acquistare il volume firmato da Umberto Fava Filo, questa sera si recita la Storia che ripercorre 180 anni di esistenza del sodalizio.
Giovanni Testori, al centro, con gli attori della sua "Maria Brasca" che la Filo portò in scena in dialetto piacentino nel 1975
